Spostare le colonne d’Ercole dei nostri limiti

Spostare le colonne d’Ercole dei nostri limiti

Riceviamo e pubblichiamo con piacere un gentile pensiero dedicato ad Amabili Confini da parte di Luciano Milillo.

Buona lettura!

Ci sono angoli nascosti nei luoghi di tutti i giorni dove il tempo sembra sospendersi e dove si genera un’improvvisa aura di calma fuori dalla routine e dal quotidiano affannarsi. Amabili Confini è un po’ questo, un luogo in cui i telefoni non suonano, in cui le parole hanno il gusto dolce del vino macerato e riposato e in cui chi ascolta in silenzio produce partecipazione e riflessione. Ci si riscopre innamorati delle storie e dell’esplorazione delle vocazioni umane, dei racconti di chi viene da altre nazioni, in descrizioni che diventano realtà tangibile e nelle quali ci si mescola.

Quant’è amabile non avere fretta e non piombare nelle cose col retaggio spicciolo e con slogan ripetuti; se l’uomo e allora questo stare insieme diventa un orizzonte aperto per conoscere se stessi e per riscoprire il gusto della tolleranza e della pluralità.

Se l’uomo e le sue infinite capacità sono il nodo che stringe questo stare insieme, organizzatori, scrittori e partecipanti sono le porte attraverso le quali tutto questo trova accoglienza e moltiplicazione. Si ritorna a scoprire i piccoli posti della città di Matera, essendo stati scelti più volte quartieri periferici dove riunirsi, accoglienti come culle e i balconi coi panni stesi a cingere il tutto come soppalchi da teatro.

Dopo ogni incontro il confine è mosso sempre un po’ più in avanti, sicuri del fatto che altri arriveranno a spostare le colonne d’Ercole dei nostri limiti con la forza del proprio vivere.

Luciano Milillo

Persone che amano altre persone

Persone che amano altre persone

Riceviamo e pubblichiamo con piacere una bella riflessione di Rosanna Marazia su ciò che Amabili Confini rappresenta per lei.

Buona lettura!

Amabili Confini è più di un progetto di riqualificazione sociale delle periferie.

Amabili Confini sono persone animate dallo stessa passione per la lettura, i libri e la scrittura.

Sono persone che amano le altre persone per fare le cose insieme, condividere, includere.

Il valore di Amabili Confini lo riconosco nella perseveranza, nella gioia e nel desiderio di coinvolgere sempre più cittadini, scrittori professionisti, dilettanti, lettori curiosi, con lo stesso sguardo e abbraccio.

Conosco dalla prima edizione del 2016 Francesco Mongiello e i cuori vibranti di quanti ci hanno creduto con l’umiltà che allarga i confini e l’entusiasmo che riempie i cuori di meraviglia per i risultati ottenuti.

E il viaggio si ripete ogni anno con lo stesso fremito, con crescente forza, con la voglia di fare ancora meglio senza mai trascurare la semplicità e l’insegnamento prezioso che nasce dal confronto.

Auguri a tutto il team di Amabili Confini.

Rosanna Marazia

Tutto questo è Amabili Confini

Tutto questo è Amabili Confini

Riceviamo e pubblichiamo con piacere un commento da parte di Fabio Volpe, uno dei partecipanti alle edizioni 2017 e 2018 di Amabili Confini. Nella bellissima mail che ci ha inviato, Fabio ci ringrazia perché, ispirato dalla partecipazione al nostro progetto di rigenerazione sociale delle periferie mediante la narrazione, ha deciso di seguire una scuola di Scrittura creativa a Roma. Non solo: Fabio fa ora parte di una rivista letteraria – “Spleen-nostalgia di storie sconosciute”, che partirà a Giugno 2018 – e ha scritto un romanzo intitolato “Luci di carta”, che ha terminato da poco di scrivere.

Buona lettura!

Fragili,trasparenti.

Come bolle di cristallo galleggiamo sull’acqua. Brilliamo al sole, lucide e levigate, lasciandoci trasportare lentamente verso una meta sconosciuta. Non sappiamo dove ci porterà la corrente ma ci lasciamo cullare sentendo il profumo del mare. Rotoliamo su noi stesse e facciamo attenzione a non urtare; ascoltiamo il canto delle sirene e ci facciamo guidare.

Racchiudiamo una pergamena arrotolata che ricorda le antiche mappe dei tesori nascosti, quelle giallo ocra con i bordi arricciati. Quelle preziose, da preservare nel tempo, annodate da una corda ispida e nodosa. È solo nostra, la accarezziamo dell’interno, sfiorandola con i nostri pensieri più intimi. Non sappiamo quando toccheremo la terra ma sentiamo il bisogno di raccontarci, di renderci partecipi di una rete di pensieri forti, immagini felici, sorrisi rassicuranti. Guardiamo la nostra pergamena, ci scriviamo fino a riempirla con le nostre frasi, le nostre parole, le nostre emozioni; abbiamo bisogno di parlare dall’interno, nascondendoci dietro storie o frasi che passano dalla mente alle mani…e dalle mani alla carta per liberarci di qualcosa o, semplicemente, per lasciare un segno della nostra esistenza. E quando ci rileggiamo, restiamo stupiti dalla nostra mente, dalla nostra anima.

Viaggiamo per giorni, affrontiamo tempeste, mattine torride, notti insonni, cieli stellati e, quando vediamo una lingua di terra dal verde rigoglioso, ci lasciamo trascinare a riva, esauste ma felici. Ci abbandoniamo sulla sabbia e tratteniamo il fiato fino a scoppiare; ascoltiamo il vento tra gli alberi e aspettiamo le mani che ci raccoglieranno, gli occhi che ci leggeranno e che, con cura, uniranno tutte le nostre pergamene, incastrandole una ad una, fino a creare una meravigliosa storia d’amore tra una città e i suoi abitanti.

Tutto questo è follia.
Tutto questo è armonia.
Tutto questo, è la sana competizione tra persone sconosciute che hanno voglia di aprirsi al mondo, conoscere luoghi o, semplicemente, vogliono viaggiare dentro se stessi e riscoprire, con stupore, tesori nascosti sotto la polvere del tempo.
Tutto questo è magia.
Tutto questo, è amabili confini.

Fabio Volpe

Amabili Confini

Amabili Confini

di Elena Varvello

Ci sono posti che tolgono il fiato. Ci sono persone che vale la pena d’incontrare. Ci sono progetti a cui sentiamo di voler contribuire, semplicemente perché sono importanti e potranno determinare un cambiamento – e noi crediamo ancora nel cambiamento, crediamo ancora che sia possibile.
A volte ci accade di arrivare in un posto così. A volte abbiamo la fortuna d’incontrare persone del genere. A volte ci imbattiamo in un progetto importante.
Eppure succede di rado, lo devo ammettere, che in un posto da togliere il fiato vivano persone che vale la pena d’incontrare, persone che sono l’anima e il cuore di un progetto che ha valore e che potrà determinare un cambiamento.
Quando succede, non possiamo far altro che esserne grati. Quando succede – se succede – sarà impossibile dimenticare quel posto, quelle persone e quel progetto.
Ecco quello che penso, tornata a casa da Matera da qualche giorno, dopo l’incontro con Francesco Mongiello e Sergio Gallo e tutte le persone che lavorano insieme a loro – il cui entusiasmo e la cui passione meriterebbero un racconto a parte – e dopo aver avuto la fortuna di partecipare ad Amabili Confini, uno dei progetti culturali più coraggiosi e autentici in cui sia stata coinvolta in questi ultimi anni.
Non c’è bisogno che mi dilunghi cercando di spiegare quanto Matera ti possa togliere il fiato. Non sarei in grado di trovare le parole giuste neppure se ci provassi. Vi posso dire che mi guardavo in giro e che scuotevo la testa e che dovevo avere un’espressione inebetita stampata sulla faccia, la tipica espressione di quando sei senza parole ed è il silenzio, lo sai, a rendere giustizia a quello che ti circonda. È il fatto di camminare sulla Storia e dentro la Storia, certo, ma c’è anche qualcosa che ha a che fare con la luce e con il cielo e con i colori di Matera, con le sue prospettive che cambiano continuamente, come se Matera ti si muovesse davanti agli occhi, con il sentirsi piccoli di fronte a tanta bellezza e, nello stesso tempo, privilegiati, parte di una meraviglia che scorre come l’acqua e come il vento tra le sue strade.
Matera ti toglie il fiato. Ma poi ci sono le persone, dicevo, e Amabili Confini, un progetto di cultura partecipata per la rigenerazione delle periferie della città. Lasciate che sottolinei quanto siano dirompenti e rivoluzionarie, in tempi come questi, le espressioni “cultura partecipata” e “rigenerazione delle periferie”.
La cultura dovrebbe essere partecipata, sempre, e invece troppo spesso si arrocca in certi luoghi, si chiude in certe stanze, si volta dall’altra parte, indifferente o supponente.
La cultura è – dovrebbe essere – l’intreccio di tutte le nostre esistenze, di tutte le nostre esperienze. È – dovrebbe essere – condivisione, ascolto e partecipazione, appunto.
Amabili confini è un gesto di apertura, è una porta che si spalanca, è l’aria fresca che penetra dentro una stanza chiusa. Vuol dire andare nelle piazze di quelle che vengono chiamate le periferie, sedersi gli uni accanto agli altri e ascoltare le storie di uomini e donne, ragazzi e ragazze, che vivono le loro vite temendo di non avere niente da raccontare, temendo che quelle storie, le loro, non interessino proprio a nessuno. Invece ci interessano e valgono moltissimo e vanno raccontate. Così come valgono le periferie, magari meno luccicanti e appariscenti dei centri delle nostre città, eppure vive e vitali e piene di amore e di sofferenza, di gioia e dolore, di fallimenti e rinascite.
Mi sono seduta in piazza Tre Torri a Matera, qualche giorno fa. Ho avuto il privilegio di ascoltare alcune storie, d’incontrare i loro autori e di parlarne con loro. Il giorno dopo ho raccontato la mia, La vita felice, e sono stata ascoltata davvero.
Partecipazione e condivisione, è questo il punto.
I cambiamenti più grandi e più duraturi possono incominciare così: in una piazza lontana dal centro, una bella serata di giugno, con persone che vale la pena d’incontrare, in un posto talmente bello da togliere il fiato.

Il testo “Amabili Confini” di Elena Varvello pubblicato nella pagina culturale nazionale della Gazzetta del Mezzogiorno

Riflessioni dello studente Francesco Contini sulla sua partecipazione ad Amabili Confini.

Riflessioni dello studente Francesco Contini sulla sua partecipazione ad Amabili Confini.

Riceviamo e pubblichiamo, sempre con piacere, anche le riflessioni dello studente Francesco Contini del Liceo Classico “E. Duni” di Matera, sulla sua partecipazione ad Amabili Confini.

Buona lettura!

“L’anima non è un vaso da riempire, ma un fuoco da suscitare.” (Plutarco)
Amabili Confini è stata una straordinaria opportunità per suscitare il fuoco dell’entusiasmo, della condivisione, della consapevolezza che nulla può dare più forza di una passione profonda e purificatrice.
La lettura, quella attenta, appassionata, educata, ha questo effetto: apre le menti, alimenta la progettualità, esalta il desiderio ardente di trasformare un sogno in progetto e poi … relativizza. Sì, relativizza la situazione dei singoli a quelle descritte e vissute dai personaggi dei libri, e nel relativizzare offre opportunità di confronto e crescita. Perché, alla fine, siamo un po’ tutti come Madame Bovary: imprigionati nella tetra ripetitività e sempre alla ricerca del diverso, di una passione mai saziabile, di una irraggiungibile felicità.

Costruiamo la nostra felicità e crediamo nelle nostre passioni con il confronto, arma di cambiamento e rinnovata fiducia che un semplice libro, finestra del pensiero, può alimentare. Un libro, infatti, è il luogo sicuro che accoglie l’anima e le permette di immergersi nelle emozioni di cui ha bisogno nel momento in cui si sceglie di leggerlo, perché, come riporta l’iscrizione sulla biblioteca di Tebe, la lettura è “medicina per l’anima”.

Questa straordinaria iniziativa costituisce la medicina per una città che può fare davvero cultura, quella vera, solo integrando e coinvolgendo. Le periferie urbane e le periferie sociali, Amabili Confini lo dimostra, sono il motore con cui ripartire per presentarsi pronti alle sfide future.

Francesco Contini
IV D Liceo Classico “E. Duni”

Riflessioni della studentessa Angela Rizzo sulla sua partecipazione ad Amabili Confini

Riflessioni della studentessa Angela Rizzo sulla sua partecipazione ad Amabili Confini

Riceviamo e pubblichiamo, con molto piacere, le riflessioni della studentessa Angela Rizzo sulla sua partecipazione ad Amabili Confini.

Buona lettura!

Con Amabili Confini abbiamo avuto la possibilità di confrontarci con diverse realtà che ci hanno rivelato il nostro passato, donandoci le linee guida per il futuro. Abbiamo incontrato un’autrice giovanissima, Viola Di Grado, vincitrice del premio Campiello Opera Prima, che ha gentilmente e con pazienza risposto alle nostre mille domande riguardo il suo ultimo romanzo, Bambini di Ferro, ambientato in un futuro non precisato in Giappone.

Nella sua visione distopica ci ha voluto spiegare che l’amore perfetto non esiste, siamo umani ed è normale sbagliare qualche volta. La scrittrice, attraverso le sue risposte, ci ha trasmesso quei sentimenti che da sempre contraddistinguono la cultura orientale, e più in particolare quella buddista, quali il rifiuto del materialismo e del consumismo. La purezza che caratterizza questa religione, erroneamente imitata qui in Occidente, è parte integrante di Bambini di Ferro in cui, contemporaneamente alla vicenda in sé, ci viene raccontata la vita di Buddha quasi paragonata alla realtà moderna.

Questa esperienza mi è stata di grande ispirazione e ho avuta la fortuna di incontrare tante persone, tra cui ragazzi della mia età, che mi hanno aiutata e con cui ho potuto condividere ogni mio parere nella più assoluta tranquillità. Esperienza assolutamente da rifare.

Angela Rizzo
V A Servizi Commerciali
IIS Morra