Articolo di Angelo Soro

Sotto il cielo tiepido di Matera, nella cornice raccolta della terrazza di Palazzo Malvinni Malvezzi, si è svolto un incontro che somigliava più a una conversazione intima che a una presentazione. Al centro la scrittrice Laura Imai Messina, chiamata a parlare di due libri apparentemente diversi, Tutti gli indirizzi perduti e L’ospedale dei giocattoli, ma uniti da un filo sottile fatto di memoria, cura e piccole rivoluzioni quotidiane.

In dialogo con Claudia Zancan e Agnese Ferri, l’autrice ha spiegato come la sua narrativa nasca dai luoghi. Dall’isola di Awashima e dall’ufficio postale delle lettere senza indirizzo, un magazzino di parole dirette a destinatari non fisici, prende forma la storia di Risa, figlia di un postino che decide di catalogare quelle lettere e, nella pratica della ricerca, di confrontarsi con l’ombra dell’assenza e con la discreta presenza degli sconosciuti.

Messina racconta il Giappone come uno spazio dove il silenzio non è vuoto ma contesto e dove la scrittura può restituire voce a ciò che sembra irrimediabilmente perduto; «Fare domande per me è la forma di amore più grande», dice l’autrice nel dialogo con il pubblico.

L’altro racconto presentato, L’ospedale dei giocattoli, prende filo e ispirazione da una pratica reale diffusa in Giappone: una rete di laboratori (più di 400 punti sul territorio, con oltre 1.700 “medici dei giocattoli”) che riparano gratuitamente giocattoli rotti, consegnando al bambino non solo l’oggetto aggiustato ma anche la responsabilità di decidere come restituirgli vita. Messina ha descritto con affetto la ritualità di quei luoghi, il foglio d’accettazione compilato a nome del bambino, il confronto fra estetica e funzione, il valore etico del prendersi cura, e la capacità di quegli anziani volontari di trasformare il gesto della riparazione in una pratica collettiva di cura.

Nel corso della serata sono emerse immagini forti: lettere che ringraziano l’inventore del phon per le carezze offerte ai figli, madri che parlano all’assenza, bambini chiamati all’autonomia e alla scelta.